venerdì 27 marzo 2015

Recensione: "La linea d'ombra" di Joseph Conrad

Salve Folletti!
La vostra Yvaine è di nuovo alle prese con la cervicale, ma non demorde!
Sono riuscita a frequentare le lezioni e a dedicare il mio tempo a voi. Sarà merito dei post già programmati? Sicuramente sì, ma lasciatemi godere ancora un po' di questa parvenza da blogger perfetta!
Oggi voglio parlarvi di una lettura un po' speciale, quella con cui ho iniziato questo 2015. Pronti?


Titolo: La linea d'ombra
Autore: Joseph Conrad
Pagine: 126
Editore: Garzanti
Prezzo: 8.00 €



Questo romanzo fu consigliato a me e ai miei compagni di classe dal mio professore di filosofia pochi giorni prima dell'esame di maturità. Disse che ci avrebbe aiutato ad affrontare il "distacco", il cambiamento che avremmo dovuto affrontare a breve.
Mi capitò fra le mani ad agosto, ma ho aspettato fino ad ora per leggerlo e posso dire che forse è stato meglio così. Tenterò di spiegarvi il perché.

La linea d'ombra è un romanzo di formazione basato sulla personale esperienza di Conrad stesso, e per questo forse assume un valore maggiore.
Il protagonista, di cui non si accenna mai il nome, è un giovane primo ufficiale che, preso da chissà quale colpo di testa, decide improvvisamente di licenziarsi. Il capitano e gli altri marinai erano i migliori che avesse potuto sperare di trovare, eppure qualcosa lo spinge via da quel lavoro sicuro e ben retribuito. Se gli chiedono il motivo lui non risponde, perché del resto non saprebbe cosa dire.
Raggiunta la terraferma si reca alla Casa dell'Ufficiale e del Marinaio, una sorta di pensione, dove incontra il capitano Giles, grazie al quale viene a conoscenza di un incarico come comandante su una nave il cui precedente capitano è morto recentemente.
Senza nessun indugio il giovane accetta l'incarico e parte subito per raggiungere nave e marinai a Bangkok, ma una volta arrivato lì dovrà fare i conti con le numerose difficoltà che gli si presentano: la malattia del suo primo ufficiale, la febbre tropicale che sfianca uno alla volta i membri dell'equipaggio e l'insopportabile e irritante bonaccia che li costringe all'immobilità.
La vicenda presenta molte affinità con la vita dell'autore, cosa che ricaviamo dalla prefazione di Conrad. La linea d'ombra è la descrizione di un'esperienza personale che può rispecchiare la condizione universale dell'umanità: il senso di noia e di insofferenza che a volte coglie i giovani e la conseguente voglia di cambiamento, di novità.
E' per questo che il protagonista guarda con disprezzo il mondo e le persone che lo circondano perché tutto gli sembra statico e insulso; non riesce a capire il motivo delle sue azioni e questo lo rende confuso e facilmente irritabile.
Quando però arriva il comando di Bangkok il suo umore non migliora, non solo per le condizioni dell'equipaggio. Fin da subito il giovane si sente indegno di tale incarico, ha paura che la sua inesperienza e che l'impazienza di un brivido che lo riscuota da quel senso di torpore possano essere fatali per tutti loro; non è pronto per una tale responsabilità.
Il protagonista sarà messo di fronte a una dura verità: quando ciò che desideriamo più ardentemente ci viene offerto dalla vita non sempre siamo pronti per riceverlo.
Eppure prima o poi ognuno di noi deve affrontare la sua "linea d'ombra", quell'impalpabile confine tra la spensieratezza della giovinezza e la maturità, la presa di coscienza nel proprio ruolo nel mondo e della solitudine in cui ci troviamo ad affrontare le prove della vita.
Veniamo a conoscenza di personaggi che a loro modo hanno qualcosa da insegnare al protagonista. Primo fra tutti il capitano Giles, a volte enigmatico, ma affabile e saggio, assume quasi il ruolo di mentore. Qualcosa nel suo comportamento fa intuire che l'uomo veda oltre e intuisca i pensieri del giovane marinaio, ma lascia che egli faccia la sua esperienza e ne tragga insegnamento. Inizialmente giudicato superficiale e insignificante, il protagonista capirà il vero valore del capitano Giles.
Al signor Burns spetta invece il compito di insegnargli la perseveranza e l'ostinazione, qualità che spingono il primo ufficiale a lottare contro la febbre tropicale e a voler salvare le sorti della nave.
Il tuttofare Ransome, dal cuore malato, con la sua personalità solare e pacata gli farà comprendere invece il valore del coraggio. Ransome è forse il personaggio che mi è piaciuto di più per la forza con cui affronta la malattia: non la vive come un ostacolo, ma come un motivo per cercare di ancorarsi alla vita e a viverla senza rinunce.
L'unica pecca, per così dire, del romanzo, è la lunghezza dei capitoli che in sé non sarebbe grave se non fosse per la totale mancanza di spazi e di pause al loro interno. A volte l'interruzione della lettura ha significato riprenderla con un pochino di difficoltà.
Per il resto ho trovato la scrittura scorrevole e carica di emozioni, coinvolgente.
Non so dire cosa abbia suscitato in me tanto fascino, ma ogni volta che lo aprivo per proseguire non riuscivo quasi a scollarmene.
Un'altra cosa che ho apprezzato poco è stato il finale che mi ha lasciato a bocca asciutta. Avrei preferito qualcosa all'altezza col resto del romanzo, invece la narrazione si interrompe quasi su due piedi. Effettivamente è un difetto solo per metà perché l'interesse dell'autore era mostrarci come si entra nel mondo degli adulti, ciò che sarebbe seguito non rientrava più in questo intento.
Se consideriamo questo libro una sorta di biografia romanzata dell'autore, allora è come se Conrad avesse deciso di raccontarci un episodio della sua vita.
In conclusione La linea d'ombra è un libro da leggere al momento giusto, dopo aver varcato la linea d'ombra, per comprendere ciò che significa e ciò che comporta, e superare così il senso di inadeguatezza che ci attanaglia nel passaggio all'età adulta.


Yvaine

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