mercoledì 27 maggio 2015

Recensione "Gli occhi di un re" di Catherine Banner

Buongiorno Folletti!
Oggi ci aspetta una recensione difficile, non solo per la complessa struttura del romanzo, ma anche per le emozioni contrastanti che mi ha suscitato. Ma proviamoci partendo dalla trama.



Titolo: Gli occhi di un re
Autore: Catherine Banner
Pagine: 456
Editore: Mondadori
Prezzo: 12.00 €
Serie: 01. Gli occhi di un re
02. Voci dalloscurità
03. The heart at war (inedito)




E forse penserai che è una storia triste. Non lo è, in realtà non lo è. E' la mia vita. Tutte le vite sono tristi. Tutti pensiamo di precipitare, a volte. Ma alla fine impariamo a sopravvivere.
Sarebbe sbagliato cominciare questa recensione in un modo diverso, scrivendo la trama di mio pugno o riportandovi quella della sovracopertina. 
Non è la storia di un regno, di epiche guerre e lotte per il potere. E' la vita di Leonard North, un ragazzo di quindici anni, sempre più frustrato e arrabbiato col mondo, stanco della vita che conduce, stanco di non poter essere libero. 
Dieci anni prima a Malonia si verificò un fatto terribile: la famiglia reale fu assassinata e Lucien Kalitz prese il potere. Ma quel giorno per Leo significò soltanto il disgregarsi della sua famiglia: i suoi genitori, sostenitori del governo precedente, furono costretti ad abbandonare il paese, i libri di suo padre inseriti nella lista dei libri Severamente Interdetti. Le strade della città sono costantemente pattugliate, i quotidiani sono pieni di menzogne e l'unica istruzione che ricevono i ragazzi è l'addestramento militare e la dottrina del regime di Lucien. 
Leo non sopporta la sottomissione e la docilità, così non fa altro che ribellarsi alle regole della nonna e a quelle del sergente Markey. 
Un giorno la sua quotidianità viene scossa dal ritrovamento di un libro magico che si scrive da solo, raccontando di una terra chiamata Inghilterra e del principe ereditario sopravvissuto ed esiliato. 
Da qui il libro procede con tre diversi punti di vista facilmente distinguibili grazie alla differente formattazione del testo: uno del Leo del passato, contemporaneo ai fatti descritti; uno del libro magico e uno di un Leo più anziano.
Tutto questo all'inizio disorienta il lettore, ma una volta che si entra nell'ottica suscita curiosità e aspettativa. Chi scrive il libro? Perché? Che connessione c'è tra le vicende di Malonia e quelle dell'Inghilterra? 
Il resto della trama è basato fondamentalmente sulla quotidianità della vita di questa famiglia povera e semplice. Catherine Banner riesce a creare interesse anche dalla staticità e dalla quasi totale assenza di azione e di avvenimenti eclatanti grazie alla caratterizzazione di personaggi di un certo spessore. La dinamicità risiede tutta nell'animo del protagonista e nella sua evoluzione, rendendo la lettura piacevole e veloce.
Leonard non è il solito predestinato, nel cui futuro è stata predetta la salvezza di Malonia. L'unico dovere di Leo è vivere, superare gli ostacoli che gli pone la vita. E' un ragazzo impulsivo, orgoglioso e coraggioso che odia prendere ordini, non ha paura di proteggere il fratello dagli insegnanti che lo prendono di mira e la sua noncuranza del pericolo sfocia spesso nell'incoscienza. E' un protagonista coi fiocchi, buono e intelligente, sì, ma che col suo caratteraccio spesso e volentieri mette nei guai se stesso, il fratello Stirling e la nonna.
Anche di Stirling non ci si può non innamorare. Fin dalle prime pagine si caratterizza per la sua bontà, sincerità e intelligenza, il cui affetto per Leo è smisurato, l'unico in grado di trattenere il fratello dal fare cose sconclusionate. 
Margaret, la nonna, è un personaggio dalla personalità altrettanto forte; Maria, la vicina di casa, è una ragazza madre. forte, gentile e solare nonostante le circostanze a volte avverse, sarà spesso di conforto per Leo e la sua famiglia.
Il ritmo però diminuisce fino ad arenarsi alla prima metà del libro: ha inizio una parte angosciante che si protrae per le successive cento pagine nella descrizione della malattia di un personaggio. L'intento di creare pathos e affetto verso il malato è ben riuscito, ma a parer mio questa strenua descrizione di ogni fase della malattia è eccessiva e sfiancante. Non so dire se non ero nella giusta disposizione d'animo, ed è pur vero che nella realtà non possiamo semplicemente saltare i giorni e arrivare subito al tempo della guarigione, comunque fatto sta che l'ho trovata una scelta compromettente e non necessaria. Avrebbe ottenuto lo stesso effetto con meno pagine. Nella realtà anche nei periodi più bui accadono delle cose che sono in grado di strapparci un piccolo sorriso, ma questi momenti di respiro sono del tutto assenti nel romanzo che qui pecca di verosimiglianza. Non ho apprezzato neanche  la sorta di rassegnazione che coglie i personaggi. Agli avvenimenti ognuno reagisce in modo diverso, ma in questo libro sembra che ci sia un'unica via percorribile: la rassegnazione e l'abbattimento.
Inoltre da qui la storia procede con toni e atmosfere sempre più cupe, in cui gli unici momenti di luce sono rappresentati dai racconti che riguardano l'Inghilterra.
Qui troviamo Ryan, l'erede al trono di Malonia, che francamente ho trovato un po' frivolo, se mi è concesso dirlo. In questo libro tutti hanno un senso del dovere abbastanza forte e lui sembra l'unico ad esserne privo.
Anche Anna non sono riuscita a inquadrarla molto, ma mi pare che abbia già più personalità del principe.
Un'altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è l'interesse amoroso che si sviluppa un po' troppo velocemente per i miei gusti e non sono riuscita a intravedere qualcosa oltre all'attrazione fisica.
La conclusione mostra una lenta ma progressiva ripresa di Leo e degli altri personaggi, anche se lascia un po' l'amaro in bocca e insoddisfazione, in quanto Lucien, il nemico di leggendaria malvagità, si rivela essere asservito ad un altro personaggio, dandomi l'idea di un uomo senza un reale potere decisionale. 
In conclusione consiglio Gli occhi di un re per i suoi temi importanti. Nel libro trovano spazio lo stupro, la violenza fisica, la morte, la religione, il suicidio; una storia che insegna a prendersi le proprie responsabilità, che non sempre ciò che riteniamo giusto per noi si rivela tale col tempo o per gli altri, che nulla nella vita è scontato ma dobbiamo imparare ad apprezzare ciò che abbiamo, le piccole cose.  
Un libro di formazione sia del protagonista sia del lettore, una storia innovativa e originale che lascia ai lettori un bagaglio di emozioni intense. 





domenica 24 maggio 2015

Il femminismo tradisce se stesso e boicotta Game of Thrones: riflessioni e commenti di un'ospite speciale.

Ciao Folletti e buona domenica pomeriggio!
Quest'articolo non era previsto, ma a volte uscire dall'ordinario fa bene.
E' nato da una conversazione con un'amica e, come si evince dal titolo, dalla polemica scoppiata quasi una settimana fa sulla serie tv Game of Thrones. Mi sarebbe piaciuto scrivere un post diverso dal solito, ma io leggo solo i libri e non seguo la serie, quindi ho preferito lasciare la parola alla mia amica Gaia che a riguardo ne sa sicuramente più di me.
Avrete già letto fiumi e fiumi di parole a riguardo, ma a lei andava di esprimere il suo parere e a me di parlarne, quindi abbiate pazienza e pietà di noi XD

Ribadisco: l'autrice del post è Gaia. QUI trovate il suo blog.

*** AVVISO: CONTIENE (ovviamente) SPOILER***



Perdonatemi se do adito alla polemica in corso riguardo l'ultima puntata di Game of Thrones (la 5x06), ma proprio non capisco: davvero vi state lamentando dell'ennesimo episodio di violenza presente in una delle serie più cruente nel palinsesto internazionale? Siete proprio sicuri di non aver già visto nulla di simile prima? Pensate che la violenza a cui è stata sottoposta la giovane Sansa Stark sia in qualche modo più grave di quella di cui è stata oggetto la altrettanto giovane Daenerys Targaryen solo qualche stagione prima? O che Theon Greyjoy (per citarne uno, visto che è anche coinvolto) si sia in qualche modo meritato tutte le torture da parte di Ramsay? Soprattutto, visto che vi dimostrate tanto sconvolti, davvero vi aspettavate coccole e baci da parte di quel sadico?
Mi dispiace usare espressioni così dure e canzonatorie, ma ho appena letto che qualcuno ha proposto di boicottare il Trono di Spade perchè lo stupro di Sansa sarebbe una scena “disgustosa, gratuita e inaccettabile”, ponendo il tutto in chiave femminista. Riguardo il “disgustoso”, credo che chiunque sia minimamente sano di mente potrà ammetterlo, dato che non si tratta esattamente della prima notte di nozze ideale. Sul “gratuito” dovrei interrogare i lettori delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, anche se mi sembra di capire che la scena è stata una delle tante aggiunte rispetto ai libri che hanno fatto tanto discutere sul web, dividendolo totalmente. E’ l’ “inaccettabile”, sinceramente, che non capisco. Stando a quanto scritto sul sito femminista themarysue.com, lo stupro non sarebbe un espediente narrativo necessario (“rape is not a necessary plot device”), ma credo sia un po’ presto per esprimersi a riguardo, considerando che ancora non sappiamo in che modo i creatori della serie hanno intenzione di sviluppare la trama. Inoltre, cosa ancora più grave, soffermarsi su quello che Ramsay fa a Sansa senza sprecare mezza parola su quello che viene fatto passare a Theon mi sembra dimostrazione abbastanza palese di quel femminazismo ipocrita che odio, quello che si dimentica che quando si parla di diritti delle donne si parla anche e soprattutto di diritti umani, che non ha ancora capito che se si è lottato per anni è per ottenere il riconoscimento in quanto persone, non in quanto esseri fragili e bisognosi di privilegi sociali.


Quello che mi ha divertito è scoprire che esiste un'altra scuola di pensiero, opposta ma non dissimile in idiozia, che, invece, ritiene che lo stupro di Sansa sia solo un pretesto per attirare l'attenzione su Theon. Sicuramente Sansa non ne uscirà bene, in quel caso la violenza è stata fatta a entrambi. A dirla tutta, ho personalmente apprezzato la scelta di soffermarsi sugli occhi di "Reek", non solo perchè ha enfatizzato la drammaticità della situazione riuscendo anche a "censurarla" (scelta anche "tecnica", visto che Sophie Turner -maggiorenne da poco- ha dichiarato che il suo contratto non prevederà mai scene di nudo), ma anche perchè le continue violenze perpetuate nei confronti del giovane Greyjoy secondo me sono quelle più significative all'interno della serie, che comunque già è violenta di per sè. Ovviamente non ho intenzione di mettere a confronto due torture, perchè sarebbe sbagliatissimo pretendere che ce ne siano di "serie A" e di "serie B", semplicemente secondo me ritenere lo stupro di Sansa "più grave" solo perchè lei è una ragazza va contro la logica alla base del femminismo puro (diverso da quel femminazismo di cui parlavo sopra). Inoltre, il fatto che Theon assista allo stupro di quella che praticamente è stata come una sorella in passato può essere letto anche al contrario, ovvero considerando che Sansa non è solo vittima di violenza, ma è esposta allo sguardo di una persona che le è stata cara. Sfido chiunque a controbattere a questo punto.  



Sulla questione,in sintesi, si è sollevato un polverone che neanche alla prima di Cinquanta sfumature di grigio. Esiste una differenza sostanziale tra i due prodotti, però, che mi sembra importante sottolineare. La trilogia di Cinquanta sfumature di grigio nasce da una fan-fiction di Twilight, ovvero quello che a tutti gli effetti potrebbe essere etichettato come young adult -se non, addirittura, il young adult per eccellenza-. Quasi sempre, in questo genere di romanzi, il fulcro della vicenda è rappresentato da una storia d'amore, che spesso e volentieri si dispiega lungo le pagine secondo un meccanismo perverso in cui Lei inizia a dipendere da Lui, il quale ovviamente può benissimo farne a meno ma approfitta della situazione. Il caso di Cinquanta sfumature, poi, è particolarmente drammatico, visto che la protagonista sembra affetta da una "sindrome della crocerossina" cronica, per cui porta avanti la relazione convinta che un giorno riuscirà a cambiare il modo malato che Lui ha di approcciarsi al mondo, ma nel mentre continua ad assecondarlo in ogni sua richiesta senza avere praticamente voce in capitolo. 

Attaccare allo stesso modo il Trono di Spade è ridicolo e illogico sotto tutti i punti di vista, prima di tutto perchè, nel caso specifico, Sansa -almeno nella serie- non può scegliere una vita diversa da quella che sta conducendo, il che è ben diverso dallo "scegliere di non scegliere" delle varie Bella Swan e Anastasia Steele. Inoltre, le Cronache del ghiaccio e del fuoco sono piene di personaggi femminili coraggiosi, astuti e in grado non soltanto di badare a se stessi, ma anche di gestire un posto di comando. Tutto questo senza essere delle macchiette stereotipate di emancipazione create solo per dare il contentino alle femministe.


Mi piacerebbe discutere con quelli che hanno avuto la forza di leggere tutto il mio sproloquio e chiedo scusa a coloro che sono stati colpiti dal tono -solo da quello, però- delle mie affermazioni.




Prima di concludere ringrazio Yvaine per avermi dato questo spazio e consigliato di inserire la questione degli Young Adult, a lei tanto cara. Spero che questa sia la prima di tante altre collaborazioni!
Gaia
Grazie a te, Gaia, per aver accettato! Speriamo di poter replicare presto ;)
E adesso, anche voi Folletti, esprimete la vostra con un commento qui sotto! 

Weekly News #7 -2015

Buona domenica Folletti!
Eccoci di nuovo con la rubrica Weekly News.
Come al solito ringrazio la mia sorellina Mirial per avermi aiutata nella ricerca e nella creazione dell'immagine qui sotto <3



Weekly News è una rubrica con cadenza settimanale di domenicain cui riassumerò in quattro brevi punti la mia settimana:
  • Il libro della settimana: il libro che ho trovato più interessante, che ho letto, recensito o che ho semplicemente scoperto.
  • Il personaggio della settimana: il personaggio che in questi sette giorni ho sentito vicino, che mi ha ispirato, scelto tra libri, manga, anime e quant'altro.
  • La notizia della settimana: qualcosa che mi è accaduto durante la settimana e che ritengo più importante.
  • La citazione della settimana.
  • La canzone della settimana.
Il libro della settimana è Il Sigillo di Aniox. Ritorno alle origini di Chiara De Martin, che ho l'onore di conoscere. Leggendolo sento nostalgia per le storie che scrivevo a tredici anni, la stessa età che aveva Chiara quando ha scritto il suo libro. Spero di potervi far leggere presto la recensione!



Il personaggio della settimana è il Bianconiglio. Sono in ritardo per qualsiasi cosa: per svegliarmi, per la lezione all'università, per gli appuntamenti, ma soprattutto con lo studio. Qualcuno mi salvi!



La notizia della settimana è che ho cominciato a revisionare per la centesima volta il primo libro che ho cominciato a scrivere seriamente. E' un lavoro infinitamente lungo, stancante, pieno di tagli, ti aggiunte, di spostamenti e di innovazioni. Per la prima volta ho trovato il coraggio di eliminare i punti deboli e le descrizioni troppo ampie. Mi sono accorta di aver scritto tante sciocchezze e che la protagonista sarebbe da sopprimere. Forse è un lavoro inutile, ma per ora mi va di farlo, perciò sfrutto il momento, finché dura.



La canzone della settimana è Téir Abhaile Riù cantata dalle Celtic Woman. L'ho scoperta da una settimana e non faccio altro che ascoltarla, cantarla e immaginare un balletto. Ditemi che l'amate anche voi, ne ho bisogno u.u



La citazione della settimana è tratta da un celebre film, dedicata all'amore per la scrittura e la letteratura:

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.
- "L'attimo fuggente", John Keating (Robin Williams)  

La vostra settimana com'è andata? ^^

Yvaine

mercoledì 20 maggio 2015

Memorie di una Dislessica #3



Ciao Folletti, oggi ritorna la rubrica più pazza del blog: Memorie di una Dislessica!
E' un appuntamento leggero e divertente sulle castronerie dislessiche che spesso ogni tanto mi capita di dire. La rubrica sarà pubblicata una volta al mese, senza una cadenza precisa, fino a esaurimento scorte ovviamente, anche se sono convinta che continuerò a sfornarne senza sosta.
Tutto questo ha avuto origine quando ho visto Robin Hood, un uomo in calzamaglia, dove lo sceriffo di Rottingham fa spesso di queste gaffe, e da allora ho cominciato a farle anche io.

***Attenzione: rubrica ad alto tasso di contagio.***
Vorrei ricordare che non sono assolutamente responsabile se, dopo la lettura di questo post, anche voi cadrete vittima di questa malattia.

Ma veniamo alla dislessia di oggi!

Leggendo.

"Il dolore dei panini."

Quando c'era scritto: 
"L'odore dei panini".


E adesso piangete insieme a me e ai panini!

Yvaine

lunedì 18 maggio 2015

Recensione "La Veggente e la Spada" di Victoria Hanley

Folletti, siete pronti per una nuova recensione?
Oggi vi parlo di un bellissimo libro!



Titolo: La veggente e la Spada
Autore: Victoria Hanley
Pagine: 225
Editore: Mondadori
Prezzo: 16.53 €
Serie: 01. La veggente e la spada
02. The Healer's Keep

03. The Light of the Oracle
*I libri sono ambientati nello stesso modo, ma in epoche diverse 
e possono essere considerati autoconclusivi*



Kareed, re di Archeld, è un sovrano ambizioso, protervo e feroce in battaglia, ma sua figlia Thorina lo guarda con ammirazione mentre torna a casa dalla sua ultima guerra. Ha sconfitto il regno di Bellandra, vissuto in pace per un secolo grazie a una Spada magica che protegge chi la possiede. Thorina è ancora troppo piccola per capire il prezzo della vittoria: la cultura, le arti, il sapere e la serenità di quel luogo leggendario sono state cancellate da suo padre. Quando però il re le dona in schiavo il principe Lando qualcosa in lei vacilla e decide di restituirgli la libertà. Ma Kareed ha un altro regalo per sua figlia: una sfera di cristallo in grado di farle vedere il futuro, tranne il suo.
Da questo giorno sono destinate a cambiare molte cose: l'amicizia tra Lando e Thorina si fa sempre più forte, distogliendo il principe dai suoi pensieri di vendetta, ma i giorni felici trascorsi da bambini stanno per finire. L'inesorabile futuro tesse le sue trame e solo Thorina può impedire che accada l'impensabile, qualcosa che sconvolgerebbe per sempre la sua vita....

La Veggente e la Spada è un romanzo fantasy dal sapore classico e fiabesco, la cui trama può apparire simile a quella di un qualsiasi altro fantasy. Eppure va oltre la solita storia d'amore e la lotta tra bene e male: non mancano colpi di scena e svolte improvvise nella trama, ma questo libro cela qualcosa di più. Mi soffermerò maggiormente sulle tematiche affrontate per non rischiare di fare spoiler.
Fin dalle prime pagine l'autrice ci pone di fronte a un tema importante: gli effetti devastanti di una guerra ingiustificata, condotta unicamente per il puro piacere di conquista.
Bellandra non è solo il luogo dove trovano forma le utopie di molti di noi, ma espressione stessa di tutti i valori in esso contenuti: un regno florido, pacifico e felice che dà importanza alla cultura e all'arte, dove i sudditi scelgono il proprio lavoro e la legge più importante è quella di non uccidere il prossimo. Chi non vorrebbe vivere in un posto così? E chi avrebbe il coraggio di spazzare via tutto questo? Kareed di Archeld pensava solo a quanto sarebbe accresciuta la sua fama conquistando l'invincibile Bellandra, governata da re non iniziati all'arte della guerra, e all'umiliazione che avrebbero provato gli abitanti vedendo il principino Lando ridotto in schiavitù. 
La seconda scelta dell'autrice che mi ha piacevolmente colpito è stata la storia d'amore tra Thorina e Lando. Per quanto prevedibile non si tratta di qualcosa di immediato e scontato. E' chiaro che Victoria Hanley non volesse semplicemente inserire l'elemento romantico: Thorina e Lando sono il simbolo di una nuova generazione che vuole chiudere il passato, un segno di rinascita. E' ovvio che Lando non potrà mai essere riconoscente all'assassino di suo padre, neanche quando questi gli concede di vivere da uomo libero nel suo regno e persino di essere istruito nella caserma di Emid, che forgia i soldati più valenti di Archeld. Ma i gesti e l'amicizia di Thorina leniscono la sua sete di vendetta, perché i figli non sono uguali ai padri, a volte possono rimediare agli errori commessi dai genitori e la vendetta non risolve i problemi, ma li ingigantisce, stringendo i diretti interessati nella morsa di un circolo vizioso, fatto di continui spargimenti di sangue.
Credo che questo sia il messaggio più bello del libro: anche dalle ceneri di un tragico passato si può costruire un futuro felice.
La magia ha poi un ruolo del tutto marginale, tanto che a volte ci si dimentica della sua presenza. Sembra quasi che l'autrice voglia dire al lettore che per quanto ci sia un pizzico di magia nella vita di tutti noi, di fronte alle avversità possiamo e dobbiamo contare solo sulle nostre capacità. Del resto la sfera di cristallo non rivela mai a Thorina qualcosa sul suo futuro e i poteri della Spada di Bellandra non sono serviti a proteggere il suo possessore.
Tematiche e vicende si intrecciano a creare una trama dalla struttura solida e credibile, fatta di intrighi, tradimenti, fughe e lotta per i propri diritti.
Un altro punto di forza del romanzo sono sicuramente i personaggi
La Hanley mostra abilità e accortezza nella caratterizzazione persino dei personaggi secondari, rendendo ciascuno di loro indimenticabile al lettore.
Il mio personaggio preferito in assoluto è Lando. Giunto ad Archeld all'età di tredici anni, esile e impaurito, Lando diventa un uomo forte sia nell'animo sia nel fisico. E' costretto a reprimere la sua indole gentile e contraria agli spargimenti di sangue, eppure neanche per un solo istante la vita ad Archeld ha mutato la sua natura. Il coraggio, l'astuzia e il suo cuore grande sono i tratti che lo distinguono, insieme a un invidiabile controllo delle emozioni, una sorta di atarassia. E' forse il personaggio che cambia più di tutti gli altri, ma rimane in qualche modo fedele al principino che conosciamo nelle prime pagine.
Ho apprezzato quasi allo stesso modo Thorina. Somiglia per certi versi a Merida di The Brave, ma a differenza dell'eroina della Disney l'ho trovata molto più matura. E' forse la prima principessa il cui comportamento è coerente al suo status sociale e con la sua età: è gentile e generosa, ma anche capricciosa, arrogante, testarda e ribelle. I percoli che correrà la metteranno di fronte alla propria ingenuità e fragilità, costringendola a maturare e diventare una giovane donna consapevole delle proprie responsabilità. 
I due protagonisti sono circondati da una folla di personaggi, ognuno dei quali meriterebbe almeno una riga. Tra questi ci sono Ancilla, la vecchia e saggia nonna di Thorina; il buono e intelligente Eric, uno dei pochi amici di Lando ad Archeld; il severo comandante Emid e Andris il ladro di cavalli.
Arriviamo così a parlare dello stile. Victoria Hanley ci cattura fin dalle prime pagine con una scrittura fresca, scevra di fronzoli inutili, ma al tempo stesso capace di dare quei tocchi di colore e che ne personalizzano lo stile. Nulla è superfluo e tutto confluisce nel creare un'immagine chiara dei personaggi e delle loro azioni.
L'unica cosa che non mi ha convinto è stato l'antagonista: il suo comportamento lo rende senza dubbio odioso, ma è cattivo perché è cattivo, cioè senza un motivo. Il che potrebbe anche starmi bene se mi avesse mostrato un suo lato umano. Ogni persona ce l'ha, anche la più meschina, ma questa verità non sembra potersi applicare all'antagonista di questo libro.
In definitiva La Veggente e la Spada è un libro avvincente, carico di messaggi importanti e con un cast di personaggi di cui vi innamorerete a prima vista.



Vi ho incuriositi? Sapreste consigliarmi un libro simile?

Yvaine

venerdì 15 maggio 2015

Case Editrici: quando si fanno beffe dei lettori.

Non amo le polemiche, chi mi segue lo sa. Ho pubblicato rarissime volte post del genere, ma questa volta non posso proprio tacere. 
Poco prima di riprendere il blog avevo avviato una petizione con tanto di pagina Facebook. Ero ancora agli inizi, avevo intenzione di pubblicizzarla anche qui sul blog e di spargere un po' la voce.
Non mi è mai capitato di imbarcarmi in cose del genere e prima di farlo avevo contattato la Casa Editrice per avere informazioni in quanto alla possibilità di ripubblicare i libri di David Gemmell. Non avendo ricevuto risposta per un anno intero io e prima di me altri miei amici, ho deciso di provare con una petizione, considerato il successo che da qualche tempo stanno riscuotendo queste iniziative.



Poi, tutto a un tratto, vedo spuntarmi sulla bacheca di Facebook la pubblicizzazione da parte della Fanucci dell'uscita in versione digitale di uno dei tanti libri scritti dall'autore. 
Urla di giubilo, salti di gioia e brodo di giuggiole, sì. 
Ma il rispetto e l'educazione dove sono finiti?
Contatti mail che non servono a nulla, nessun recapito serio a cui rivolgersi, Case Editrici che pretendono ma poi non rispondono e magari si lamentano anche dell'insistenza dei blogger, facendoci passare dalla parte del torto.
Ma pensiamoci bene: se questi libri hanno rivisto la luce vuol dire che era previsto, che lo sapevano già da tempo. Allora perché non evitare a me e soprattutto a loro queste grane e il continuo invio di mail?
Sono scioccata e profondamente disgustata da questo comportamento poco professionale e prima ancora maleducato.
Non sto parlando di marketing e strategie di mercato, perché lì non posso mettere bocca da ignorante quale sono in materia. 
Francamente dopo tutta questa storia mi passa anche la voglia di dare i miei soldi a chi secondo me non li merita. Dovrei precludermi però la possibilità di leggere dei libri che ho tanto atteso? E' una domanda che pongo anche a voi. Se ne fossi in grado li leggerei in lingua a questo punto, e via con la fuga di cervelli e di soldi all'estero.
Non ho neanche paura di fare nomi o di essere attaccata, perché tanto penso che la situazione la conosciate un po' tutti. In quanto cliente non sono soddisfatta del servizio offerto dalla Fanucci e credo di poter esprimere liberamente il mio pensiero sempre con rispetto, lo stesso rispetto che però vorrei che concedessero anche a me.

Detto ciò a voi lascio il giudizio. 
E vi consiglio anche di leggere i libri di questo meraviglioso autore che trovate qui: Amazon: David Gemmell
Per quanto riguarda me forse è la volta buona che mi metta seriamente a leggere i libri in lingua.

Polemiche a parte, leggete Gemmell perché ne vale davvero la pena. 

«Tu sei appagato, Dardalion?»
«No. Sono angosciato e smarrito.»
«E come prete ti sentivi appagato?»«Sì, in maniera sublime.»«E questo non ti indica l'errore presente nel tuo modo di pensare?»«No... espone piuttosto l'egoismo della mia anima. Noi cerchiamo di essere altruisti perché bramiamo di essere benedetti dalla Fonte. Non è quindi l'altruismo, non è l'amore a guidarci, ma l'egoismo. Non diffondiamo un messaggio d'amore nell'interesse dell'amore, ma nell'interesse del nostro futuro di preti della Fonte. Tu rechi conforto a quanti soffrono? Come? Come puoi comprendere la loro sofferenza? Siamo tutti uomini cerebrali, viviamo separati dal mondo della realtà e perfino la morte è una disgrazia morale, perché noi l'accogliamo come un viaggio in carrozza fino al paradiso. Dov'è il sacrificio? Il nemico ci reca quello che desideriamo e noi accettiamo da lui la morte come un dono. Un dono del Caos... un'infame, insanguinata elargizione del Diavolo stesso.»
- Waylander dei Drenai, David Gemmell.

Yvaine 

venerdì 3 aprile 2015

Intervista a Chiara Panzuti autrice de "Il Corvo di Cristallo"

Ciao Folletti!
Oggi vi propongo un post speciale: l'intervista all'autrice Chiara Panzuti, autrice de Il Corvo di Cristallo. Cliccando QUI potrete leggere la mia recensione.
Allora, siete pronti?

Ciao Chiara e benvenuta al Pozzo dei Sussurri! ^^
Ti va di presentarti ai lettori del blog?

Ciao a tutti! E grazie mille per l’invito!
Mi chiamo Chiara, ho 27 anni e da cinque lavoro a stretto contatto coi libri, dividendomi tra lettura, scrittura e qualche progetto per un service editoriale con cui collaboro. Amo l’inverno, la neve, le tavolate di amici e i viaggi, tutte cose che, in un modo o nell’altro, cerco sempre di inserire nelle storie che scrivo o scovare nei romanzi che leggo.


C’è una canzone che ti ricorda il tuo libro, che hai ascoltato spesso durante la scrittura? Farà da colonna sonora all’intervista!


Spero non venga definita troppo triste, ma le note che amo per questa storia sono quelle di Collapse the light into earth, dei Porcupine Tree.



Quando nasce Il Corvo di Cristallo e da cosa hai tratto ispirazione per la tua storia?

Il Corvo di Cristallo nasce più di una decina di anni fa, dopo una serata passata tra divano, coperta, e un lungo documentario sui misteri dello spazio. All’epoca avevo da poco terminato le medie, e mai terminato un romanzo. Amavo scrivere storie, ma evidentemente odiavo concluderle! Quella sera sono stati i pianeti ad ispirarmi, e forse la voglia di lasciarmi finalmente guidare da una trama, di concludere un progetto. Era un sogno all’epoca, e probabilmente lo è ancora. La prima storia ha sempre qualcosa di magico.


Qual è il personaggio che ti somiglia di più? Ce n’è uno invece che ti piace meno o con cui non andresti d’accordo? Perché?


Di solito l’autore ha un’affinità speciale con il protagonista della sua storia. Lo stesso vale per me, ma ho sempre pensato che non fosse Akira il mio vero specchio. Il personaggio con cui ho più sintonia è Ann, Angelo Custode inizialmente diffidente ma con un cuore d’oro. Lei rappresenta un po’ le paure, la rabbia verso un mondo che ci ha rifiutati, ma anche la forza di cambiare, di affezionarsi ancora, di credere in se stessi e nelle persone che amiamo.
Difficile invece trovare qualcuno con cui non andrei d’accordo, ho passato troppi anni al fianco di queste “persone di carta”, e alla fine li amo un po’ tutti! Dovendo trovarne uno però, direi Kile. E qui chi mi ha già letta si stupirebbe, del resto inizialmente la protagonista ne è innamorata. Ma tutti gli amori evolvono, giusto? Nel bene e nel male. Pur essendo un personaggio indubbiamente schierato tra i “buoni”, probabilmente se fossi stata nel libro avremmo avuto diversi battibecchi :)


Nel tuo libro hai inserito le figure degli Angeli Custodi. Credi a queste speciali entità?

Non ci credo in senso religioso, ma in senso “energetico”. Nella storia, così come nelle mie idee, gli Angeli altro non sono che protettori degli uomini. E io definisco protettrici tutte quelle energie che in qualche modo rimangono nell’aria, appiccicate alla pelle e ai vestiti, che appartengono a persone in vita o scomparse, anche solo a un semplice gesto d’affetto o pensiero positivo ricevuto nella vita di tutti i giorni. I gesti, le parole e i pensieri creano auree protettive molto forti, e credo che da quelle siamo protetti, anche senza accorgercene.


Akira e i suoi amici hanno viaggiato attraverso lo spazio, visitando numerosi pianeti. Se tu avessi la possibilità di scegliere preferiresti vivere su uno dei pianeti che hai descritto o rimarresti sulla terra?

Rimarrei sulla Terra! Malgrado tutto, amo questo pianeta e mi impegnerei a migliorarlo, in tutti i modi possibili.


Di tutte le creature e gli oggetti fantastici che hai creato e descritto quale vorresti che esistesse davvero?

Vorrei un Angelo Custode come luce guida, e il teletrasporto come comodità giornaliera. Nessuna pietra magica potrà mai battere la gioia di spostarsi da un luogo all’altro in un battito di ciglia!


Ora una pura curiosità! Se avessi una macchina del tempo su che epoca la sintonizzeresti?

Probabilmente darei una sbirciatina al futuro. L’idea non mi elettrizza, ma amerei di meno tornare nel passato. Ciò che è stato è stato, preferisco ricordarlo senza riviverlo, e infondo il presente ha sempre i suoi vantaggi. Perciò sì, aggiudicato, una sbirciatina al futuro e poi si torna a casa :)


Blocco dello scrittore: ti è mai capitato?

Moltissime volte! Ho anche passato un anno intero senza scrivere neppure una riga. Diciamo che ho la tendenza ad essere una persona incostante, quindi può capitare che per lunghi periodi mi perda un po’ via, senza riuscire a concludere nulla. Penso però che i blocchi vadano visti anche sotto un aspetto positivo. Forse la nostra mente ha semplicemente bisogno di staccare, vivere la sua vita e trovare ispirazione da un bel viaggetto, o una semplice passeggiata al parco.


È passato qualche anno dalla pubblicazione de Il Corvo di Cristallo: hai altri progetti in cantiere?

Ho in progetto una trilogia. Stavolta torniamo ai giorni nostri e ci spostiamo in luoghi freddi. Molto freddi, per mia grande gioia!

Qui al Pozzo è una domanda di rito e tocca anche a te! Te la senti di dare un consiglio agli aspiranti scrittori?

Il mio consiglio sarà sempre quello di scrivere. Ma scrivere per passione, per piacere, perché si prova felicità nel farlo. La pubblicazione è un passo in più che porta a tante esperienze, ma per essere uno scrittore la cosa fondamentale è sempre e soltanto una: amare le storie. Perciò il mio consiglio è creare, creare mondi, personaggi, sogni. Per me scrittore è colui che ama scrivere, non colui che pubblica. E questo spesso viene dimenticato.


Ebbene, la nostra chiacchierata è già giunta al termine! Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e per l’opportunità che mi hai dato


Grazie a te! È sempre un piacere condividere un piccolo pezzetto di mondo. Un saluto a tutti, e a presto!

Bene, Folletti! Spero che questa intervista vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito a scoprire qualcosa in più sul Corvo di Cristallo :)

Yvaine

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