mercoledì 7 giugno 2017

Anteprima "L'ultima notte al mondo" + 5 motivi per leggere Bianca Marconero

Buongiorno Lettori!
Non amo le segnalazioni, ma a volte le eccezioni vanno fatte, soprattutto per i libri speciali, come lo è "L'ultima notte al mondo", il nuovo libro di Bianca Marconero.
Lascio parlare direttamente la trama, in fondo trovare i miei 5 buoni motivi per leggere i libri di una delle autrici che amo di più!


In uscita il 29 Giugno

Titolo: L'ultima notte al mondo
Autore: Bianca Marconero
Pagine: 440
Editore: Newton Compton Editore
Collana: Gli Insuperabili

***Avvertenza***
L'edizione cartacea de "L'ultima notte al mondo" contiene anche la novella esclusiva  "Ed ero contentissimo". Nell'edizione digitale "L'ultima notte al mondo" e la novella "Ed ero contentissimo" sono separati. La novella si trova stampata nell'edizione de "L'ultima notte al mondo" e avrà un edizione separata in e-book, in data da decidere.

Trama


Marco Bertani ha ventitré anni, alle spalle un’adolescenza tutt’altro che semplice e davanti a sé un futuro dove potrà contare solo su se stesso. Un giorno inaspettatamente si imbatte in Marianna Visconti, ex compagna del liceo e amore non corrisposto della sua vita. I loro mondi non potrebbero essere più lontani: Marianna, dopo aver studiato negli Stati Uniti, sta facendo pratica legale presso il prestigioso studio di un amico di famiglia, mentre Marco sbarca il lunario lavorando come operatore per una rete televisiva locale. Quando però le viene prospettata l’occasione di condurre un programma ideato proprio da lui, Marianna decide di accettare la sfida, convinta che così potrà dimostrare a Luca, il fidanzato con cui è in crisi, di cosa è capace: lei e Marco si troveranno quindi a lavorare gomito a gomito e scopriranno di non essere poi così diversi come credevano… 

venerdì 2 giugno 2017

Recensione "La strada perduta" di Alessio Banini


Titolo: La strada perduta
Autore: Alessio Banini
Pagine: 237
Editore: Plesio Editore
Prezzo: 12.50 €

Trama


Uziel, eroe ambiguo e cinico, è impegnato in un'eterna missione solitaria.

Angelo caduto dal Paradiso Celeste, persa la sua funzione di guida spirituale, sceglie di sterminare il male.
Inizia così il suo viaggio attraverso le campagne e gli angoli più sperduti dell’Impero, dove i demoni attentano alla vita e allo spirito degli uomini. Ma la missione si rivelerà presto una lotta contro la corruzione della sua stessa anima.



La strada perduta è un libro particolare, tanto quanto il suo protagonista. 
Uziel è infatti un angelo caduto che da centinaia di anni vaga per i territori dell'Impero nell'incessante ricerca dei demoni, creature che si è preposto di sterminare. La storia ha una struttura episodica, scandita da capitoli abbastanza lunghi che potrebbero essere considerati a sé stanti, si susseguono uno dopo l'altro nomi di villaggi e città in cui si reca Uziel, senza riuscire a capire quanto tempo passi tra una vicenda e l'altra. Quest'apparente mancanza di legame potrebbe sembrare un difetto, ma non lo è: ciò che fa da collante è la pazzia di Uziel, il resto è percepito come un surplus di contorno che si staglia su uno scenario atemporale, un po' perché Uziel vive più a lungo degli esseri umani e un po' perché la sua follia lo distanzia da tutto e da tutti.
Già nel prologo abbiamo la prova di quella che sarà la costante del romanzo:

mercoledì 15 marzo 2017

Recensione "I superstiti di Ridian" di Marta Duò


Titolo: I superstiti di Ridian
Autore: Marta Duò
Pagine: 200
Editore: Plesio Editore
Prezzo: 12.00 €

Trama


XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all'epoca della colonizzazione umana.




L'umanità è in ginocchio, ridotta a vivere in colonie sporadiche su ciò che è rimasto della Terra e a crescere e istruire le nuove generazioni su Ridian, pianeta dove si sono insediati gli uomini a scapito della popolazione indigena e di molte altre forme di vita.
E' questo lo scenario che troviamo ne I superstiti di Ridian ed è in questa realtà travagliata che Nerissa, una ragazza destinata a fare ritorno sulla Terra, si troverà catapultata all'improvviso. Ignara di ciò che le mura di Red City e i propri insegnanti le hanno sempre celato, scoprirà un pianeta devastato da guerre batteriologiche e dal conflitto con gli indigeni in una dura lotta alla sopravvivenza. 
Insieme alla protagonista, il lettore si addentra nella verità nascosta dalla censura sulle condizioni in cui verte la situazione sulla Terra, degli avvenimenti che hanno portato l'umanità a ridursi drasticamente, e in contemporanea alla scoperta di Ridian, un pianeta che conserva qualcosa di selvaggio, che l'uomo non è riuscito del tutto a sopraffare, con alberi giganteschi e suggestivi prati viola.
Cosa si è disposti a sacrificare per la sopravvivenza della propria specie? 
E' questa la domanda su cui si impernia l'intero romanzo e attorno alla quale orbitano le numerose riflessioni sollevate dall'autrice.  
Sia umani che alieni sono concentrati nella propria lotta personale, troppo accecati dalla sofferenza e dall'odio per cercare di comprendere l'altro e scoprire che forse si hanno più cose in comune di quanto ci si potrebbe aspettare. 
Lei, nata e cresciuta su Ridian, era un alieno. Un estraneo, un nemico.
I comportamenti disumani, la guerra di trincea, i tentativi di prevaricare gli altri, rendono molto più difficile stabilire chi o cosa sia alieno, diverso, un concetto complesso per essere ridotto a mere categorie.
Quest'aspetto è ben visibile e realizzato nel rapporto tra Nerissa e Daar, uno degli indigeni che la guerra non ha ancora ucciso. Le loro voci si alternano, si intrecciano, perché le guerre, come qualsiasi altro avvenimento, sono fatte anche di punti di vista.
Il carattere degli stessi personaggi riflette ed è frutto della civiltà e del momento storico a cui appartengono: gravati dal peso degli orrori vissuti sulla propria pelle o indirettamente, segnati dalla disperazione, sono personaggi disillusi, realisti e forti, con luci e ombre, alcuni enigmatici fino alla fine. Ci si affeziona, ma li si guarda più con rispetto e con ammirazione, con comprensione.
Tra due di loro poi si instaura un legame particolare che mi ha molto colpito: c'è un tentativo di ridurre le distanze, di creare un contatto, di condividere e di capire. E questa è la cosa più bella che due persone possano fare, a prescindere dalla nazione o il pianeta di provenienza.
I superstiti di Ridian è un romanzo intenso e profondo, la cui trama si snoda in un ritmo serrato senza pause e procede in rotta di collisione verso un finale perfetto.
Gli eventi incalzanti sono rispecchiati da uno stile mai banale e rapido, ma capace di toccare punte di una poeticità essenziale che mira dritto al cuore e parla al terrestre e all'alieno che è dentro ognuno di noi.
Io ho già detto troppo, adesso tocca a voi: leggetelo, amatelo, fatelo vostro.


lunedì 6 marzo 2017

Intervista doppia a Bianca Marconero

Come avrete intuito dal titolo, oggi ospito di nuovo Bianca Marconero, una delle mie autrici preferite. L'avevo già intervistata qualche anno fa (QUI potrete leggere il post), ma insieme alla mia compagna di avventure Angharad del blog La Bella e il Cavaliere abbiamo pensato di intervistarla insieme, un'altra volta. No, non abbiamo una passione viscerale per Albion e gli altri libri di Bianca. 
Qui sotto troverete le mie domande, su La Bella e il Cavaliere troverete quelle di Angharad!



A quasi quattro anni di distanza dalla pubblicazione di Albion, dopo l’esperienza Newton, cos’è cambiato per Bianca come autrice?
Ciao, prima di tutto grazie per avermi coinvolto in questa chiacchierata. Credo che il mio iter stia andando nella direzione di una "demitizzazione del mestiere", ma credo che accada in ogni percorso professionale, quando si smetta di guardalo da fuori, e si cominci a viverlo da dentro. 

Parlando di pseudonimi: a parte per una scelta personale, credi che l’alone di mistero contribuisca a far nascere la curiosità nel lettore?
Io credo di no. Credo che lo pseudonimo possa originare da due diverse esigenze. La prima, la più semplice, è l'anonimato. Ci sono persone che per varie ragioni desiderano preservarlo. La seconda è più commerciale,  ci sono persone con nomi che semplicemente non suonano bene o non sono facili da ricordare, per cui  può cambiarlo può essere una scelta di marketing. 


Parliamo dell’ossessione “Marco” (con cui ci stai contagiando!). C’è un motivo particolare per cui sei affezionata a questo nome?
Ci sono due ragioni. La prima risiede nel significato. La nostra società tende a tralasciare il significato dei nomi, o comunque raramente si scelgono nomi della tradizione pensando a cosa significano. Chi cerca i significati, preferisce farlo recuperando nomi "esotici" di altre lingue.
Marco è un nome che viene dal latino. Ma la sua radice è  la parola *mar che i popoli sabini usavano per indicare l'uomo e, per estensione il guerriero. È la stessa che troviamo nel nome del dio della guerra MARS.  
MAR(TI)CUS, da cui deriva MARCUS, significava proprio "consacrato a Marte". Quindi in questo nome si sintetizzano l'uomo e il guerriero. Chiaro che il guerriero che avevo in mente io non è quello che va in guerra in senso letterale, ma quello che possiede una certa attitudine alla lotta.
La seconda ragione è molto più personale. Mio figlio Marco, che adesso va per i sei, non è stato il primo figlio per il quale, in gravidanza, avevo scelto questo nome.


Leggendo “Note ad Albion” si nota una fitta serie di riferimenti, citazioni, anche delle tue stesse opere. Cosa ti ha spinta a fare questa scelta? Hai preso spunto da qualcuno?
Le citazioni credo siano un fatto comune. Forse è più rara la fissazione psicotica che porta un autore a far sconfinare una storia nell'altra. Al di fuori delle "serie", (quelle sequenze di libri dove ogni capitolo è autoconclusivo e si occupa di una coppia, per esempio) non credo sia diffusa la pratica di pensare che le singole storie avvengano in un solo universo narrativo. Io ammetto di farlo, chiamandolo, in modo molto sciocco, il Bianca-verso. 
Riccio Bertani de "L'ultima notte al mondo" in un capitolo centrale è oggetto delle avances di Elisa Hoffman, protagonista dell'inedito "Un altro giorno Ancora" e la stessa Elisa incrocia in un maneggio in Trentino un certo Greystone che è cugino di Erek Greystone di Albion. 
In tutti i romanzi che ho scritto c'è un personaggio con il doppio cognome ci sono i Torregiani Sezzi de "L'ultima notte al mondo", i Gilberti Sezzi di "Un altro giorno ancora " e ci sono i Ricciardi Sezzi in Albion. 
Ho dei ceppi "dinastici" che si spostano da un libro all'altro (i Visconti, i Draghi gli Altavilla i Vanvitelli), con personaggi principali e secondari. Tanti fili rossi che tengono insieme i tempi e i luoghi dell'immaginazione .Quindi nella mia testa sono tutti imparentati. E, sì, so che ho bisogno di un dottore. Uno bravo.

Mi raccomando, passate a leggere anche l'intervista di Angharad!

venerdì 24 febbraio 2017

Recensione "Il Male degli Avi. Oltre i confini" di Giorgia Staiano


Titolo: Il male degli avi. Oltre i confini
Autore: Giorgia Staiano
Pagine: 220
Editore: Astro Edizioni
Prezzo: 12.90 €

Trama


L'umanità ha fallito. La Madre Lios, stanca dei continui soprusi subiti, ha distrutto la razza umana, salvando solo pochi eletti. Millenni dopo, gli Elit, uno dei sette popoli della Nuova Era, proibiscono le emozioni negative. Un giovane, però, viene meno a questo giuramento. Mizar è irascibile, scontroso e in eterno conflitto con se stesso; nulla può contro la sua parte più oscura. In tutto il mondo, intanto, prende corpo una macabra consapevolezza: i bambini stanno nascendo senza anima. Lios ha mantenuto l'antica promessa. Un viaggio obbligato di dominio e conquista condurrà Mizar negli angoli più sperduti del globo dove, insieme alla giovane Kaila del popolo guerriero dei Dashu, affronterà i suoi demoni. Il Male degli Avi non ha ancora vinto...





Il male degli avi è un libro che da subito ha catturato la mia attenzione, ha una trama con buoni spunti di riflessione e tutto sommato è piacevole da leggere, con uno stile ben misurato, ma purtroppo è costellato di errori di ingenuità. 
Il romanzo è un distopico fantasy ambientato nel nostro mondo millenni dopo la quasi completa distruzione del genere umano, infatti sono sopravvissuti solo sette popoli eletti sparsi nei vari continenti.
È stata la Madre Lios, la divinità in cui credono gli umani, a impartire una lezione tanto dura, ma le motivazioni e il modo in cui si è arrivati quasi all'estinzione vengono espressi in modo generico, si accenna a cambiamenti climatici, a cataclismi e poi c'è questo riferimento poco chiaro al fatto che le armi siano da ritenere responsabili:
«Ma esse non sono gli strumenti che hanno condotto gli Avi alla distruzione?»
Molte altre cose non trovano una giustificazione o una spiegazione. Per esempio non si capisce se i vari popoli sappiano dell'esistenza gli uni degli altri e, dato che da centinaia di anni vivono isolati e senza avere contatti tra di loro, sembra anche strano che parlino tutti la stessa lingua.

martedì 14 febbraio 2017

5 motivi per guardare drama coreani

Sullo stampo delle rubriche e dei tag "5 cose che...", ho pensato fosse carino riassumere così la mia esperienza coi drama coreani, di cui purtroppo non sono ancora riuscita a parlarvi come si deve, anche se ormai sono mesi che sto in fissa.
Mi è piaciuto un sacco scrivere questo post e spero che possa piacere anche a voi :3
Un'ultima cosa: lo dedico ad Angharad, la mia Unni, ma anche ad Alaisse e Amaranth del blog La Bella e il Cavaliere, e Purin de Il sospiro del Muflone. Con loro ho commentato l'ultimo drama che ho visto... ragazze, mi avete ispirata!

1. La mia parte più frivola ha preso il sopravvento, quindi comincio subito con loro:
I FIGHI COREANI. 
Davvero ne dobbiamo parlare? Io lascerei spazio più alle foto che alle parole, ma rischierei di riportarvi tutta la mia galleria Pinterest.
Non solo ho un debole per gli irlandesi, i tipi un po' vichinghi, ma anche per gli asiatici. Pensate che queste cose siano inconciliabili? Sinceramente anche io, ma alla fine questo amplia i miei orizzonti e quindi ho più scelta ✌
Che ve devo di'? Di solito reagisco come una dodicenne in preda agli ormoni, ma capitemi! Oltre a essere dei bei ragazzi, alcuni sono dei patati teneroni... non si può resistere! 
La mia prima big crush l'ho avuta con Park Bo Gum in Love in the Moonlight: principe ereditario, giovane ma astuto, che cerca di sventare intrighi politici di corte. E' un po' una faccia da schiaffi, ma è un vero gentiluomo e un guerriero mica male! Guardate come sorride! Non è adorabile? *^*
La seconda big crush è per Nam Joo-hyuk conosciuto in Weightlifting fairy Kim Bok Joo, dove interpreta un ragazzo che frequenta una scuola per atleti, e secondo voi che sport può fare uno conciato così? Ci sono un sacco di scene fanservice e noi ce le siamo prese tutte molto volentieri XD
Comunque per lui c'è solo una cosa da dire: è la tenerezza fatta persona! E' un amico leale e disponibile, ma non è per niente bravo a consolare, a volte farebbe meglio a stare zitto, tanto la sua sola presenza fa già metà del lavoro! 





giovedì 9 febbraio 2017

#SEMEPI: Parola di... Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian"

Come già annunciato sulla pagina Facebook, da oggi fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de "I superstiti di Ridian", uscito da pochissimo per Plesio Editore. Abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia QUI sia sulla pagina, se preferite, Marta risponderà volentieri.
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Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come nasce “I superstiti di Ridian”? 
I Superstiti di Ridian ha un’origine comune con tutte le mie storie: il mondo onirico. Tre anni fa il mio cervello, esaurito dallo shock post maturità, decise di trasportarmi in un pianeta immaginario, prossimo al centro della Galassia, in un futuro in cui la Terra era stata devastata dai cambiamenti climatici in atto già oggi. Fuse i programmi di astronomia, geologia, letteratura inglese al documentario Sixdegreescouldchange the world e originò così il background distopico. Questo però lo scoprii qualche mese più tardi; all’inizio mi limitavo a riempire le pagine con l’avventura che avevo vissuto in sogno. Le due voci narranti, Daar e Nerissa, erano i miei occhi, che guardavano attoniti un pianeta possente come Ridian messo in ginocchio da due secoli di guerra, e lottavano per salvarlo dietro barricate nemiche, dietro pregiudizi radicati da generazioni. Inizialmente, avrebbe dovuto essere un racconto. Quando decisi di ampliarlo, mi accorsi che nel mio subconscio era già presente il ricordo di ciò che Ridian era stato un tempo e di ciò che la Terra aveva affrontato, e con essa l’umanità, costretta a crescere le nuove generazioni su un pianeta remoto e ostile. La disperazione dei superstiti di Ridian, umani e indigeni, è ancora viva in me, così come la speranza per cui combattono i protagonisti. Starà a voi scoprire se sarà soffocata dalla crudeltà della guerra o se darà origine a una nuova era.

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